Ciao…

Ciao,

il senso della tua richiesta nel tuo strano messaggio non l’ ho capito – o è quello che preferisco  pensare perché non conosco altro modo per assolverti –  e all’appuntamento a cui mi hai chiesto di venire  vedrai arrivare solo questa lettera. In quale modalità non l’ho ancora deciso, ma poco importa.

Rivedersi? Perché?

Come la sapete lunga tu e la morte dell’amore che, eclissati, volete istupidirmi e dite: “Se è finita, allora, vieni. Salutiamo il ricordo”. Lo fate per saccheggiarmi, ma devo deludervi, di voi, con me, non ho più niente. Anzi, adesso che ci penso, come il distacco è più forte nel ricordo!  L’Ho  vissuto  meno nel momento in cui te ne sei andato. In quel momento c’ero io da salvare, da portare via da quel dolore.  Poi, quando sono stata al sicuro –  o mi è sembrato di esserlo – è arrivato il tuo messaggio  a ricordarmi di te. Ma nel momento in cui ti ho ricordato, costretta dalla tua intrusione non voluta,  proprio allora ti ho perso davvero. Proprio lì, in quello spazio del ricordo che mi hai aperto, ti ho salutato come non sono riuscita a fare prima, come non avrei mai potuto fare prima, senza  rischiare di stazionare ancora e pericolosamente in quella coltre in cui a vedersi erano solo gli addii.

Rivedersi quindi non è una buona idea. E forse non lo è neanche rispondere alla tua richiesta con questa lettera, ma devo restituirti quello che ero con te e che non sono più. Ho un fossile da smaltire che ho tenuto in groppa come il mostro di Baudelaire. È come una cantina di dolore sfinito che picchiettava di continuo sulla mia spalla, come  ciondoli anneriti di un bracciale da poco.

Sei perso chissà dove ora in me e questo foglio è una cabina da cui ti chiamo, come da un’isola di spavento in cui, nel cuore  e nella carne, mi imprigiona solo il tempo di questa lettera, prima dell’estrusione completa dall’intero che sono ritornata ad essere dopo di te.

Rileggo il tuo messaggio, ma vedo solo consonanti caricate come ombre sul display. Ormai ti sta fasciando l’ombra fino ad inghiottirti e le lettere su questo foglio si accavallano, turbinano sulla raffica d’aria dell’ultima interiore agitazione che, mentre scrivo, si è già spenta. E la penna si muove a ritmo di un applauso, come quando il sipario si chiude sull’ultima battuta.

Ci si deve rivedere solo se si ha voglia di tornare. Invece, sarà solo qui, tra questi fogli, che ti incontrerò per l’ultima volta, per non mancare l’appuntamento senza, però,  scoperchiare una tomba  su cui nessuno dovrà avere cura di portare i fiori.

Non cercarmi più. Dimentichiamoci qui, tra questi fogli.

Veronica

(Gabriella Grande© Riproduzione riservata)

 

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